Una giacca non deve mai essere una gabbia.
La mia filosofia è semplice: deve seguire il corpo senza costringerlo. Per questo uso solo tele leggere, cucite a mano come volevano i vecchi maestri. La spalla è libera, senza imbottiture, con la tipica manica a camicia e quella spallina sottile che, se il cliente lo desidera, si arriccia nella tipica “mappina”.
È una giacca quasi destrutturata, dove i rever ampi mostrano la curva morbida disegnata solo dal calore del ferro a vapore. Sul petto, il taschino a barchetta segue la linea del cuore, mentre sui fianchi le tasche a toppa o a filo aggiungono quel sapore quotidiano. Il davanti si apre in una “V” rovesciata sul fondo, un taglio che regala slancio e libertà. Qui, è il vapore a dare la vita definitiva alle forme.
Il tocco del sarto: Non è una giacca, è una seconda pelle che dimenticherai di avere addosso, finché qualcuno non si fermerà per ammirarne la caduta perfetta.
